Vincenzo Merlino, uno degli ultimi lanifici d’Abruzzo

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Carmelita CianciWritten by:

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Gaetano Merlino

Il giro fatto di recente a Palena per visitare il Museo dell’Orso Marsicano, sulla via del ritorno, “lasciando gli stazzi per andare verso il mare”, mi ha portato a Taranta Peligna, suggestivo borgo nella valle dell’Aventino alle pendici della Majella.

Lanificio Merlino Motivo della sosta, una tappa da Vincenzo Merlino, uno degli ultimi lanifici d’Abruzzo, datato 1870 e oggi guidato da Gaetano Merlino, alla quarta generazione. Siamo fuori dall’abitato di Taranta, in prossimità del parco fluviale delle Acque Vive.
L’area in questione, che include anche i vicini paesi di Palena, Lama dei Peligni e Fara San Martino, ha una lunga e gloriosa tradizione nei filati di lana, dovuta a diversi fattori, primo fra tutti l’alta concentrazione di acqua grazie al fiume Aventino, ma anche l’abbondanza delle materie prime, come la lana, il legname per attivare le caldaie delle tintorie e le erbe per colorare i tessuti. Un ruolo importante è stato quello giocato anche dalla transumanza che ha favorito importanti scambi “materiali”, e culturali (attraverso i tratturi, insostituibile mezzo di comunicazione fra civiltà diverse, sono giunte anche usanze e tradizioni) e poi i francesi, che con gli Angioini hanno contribuito al know-how tessile del territorio.

Tessuto di feltro, le “tarante”

Lanificio Merlino Taranta Peligna, centro situato in una posizione privilegiata (nei pressi del tratturo Magno, non molto distante dalla Via della Lana che univa, attraverso l’Appennino centrale, le città di Firenze e Napoli), è storicamente nota per le famose “tarante” o “tarantole”, particolari stoffe di lana rozza nera prodotte dal ‘500 e rinomate in tutto il mondo. Gaetano me ne mostra alcune, e mi spiega che prima della rivoluzione industriale questi tessuti erano ottenuti con la gualchiera, macchinario che attraverso la procedura dell’infeltrimento rendeva la lana più compatta e resistente.

Lanificio Merlino Stiamo parlando di stoffe grezze, usate per le mantelline dell’esercito borbonico e persino per le vele delle imbarcazioni militari. Tutta la Vallata dell’Aventino era un vero e proprio distretto della tessitura pesante dei Borbone. Tuttavia, si fabbricavano anche le più pregiate “ferrandine” di lana e seta e altri filati per tappeti, arazzi e coperte. Infatti è proprio in questa zona, che nell’ 800 nasce la famosa coperta abruzzese, un tempo elemento indispensabile nel corredo per buona parte delle famiglie in tutta la regione. Si tratta di pesanti e colorate coperte di lana, senza “dritto” né “rovescio”, per la particolarità di poter essere usate su ambedue i lati, bordate da belle frange colorate e decorate con motivi floreali o geometrici che ricordano gli scambi culturali con le tessitrici di Pescocostanzo, dove nel seicento i turchi esportarono l’arte del tappeto mediorientale.

Lanificio Merlino

Lanificio Merlino

Lanificio Merlino

Storicamente tessute a mano dagli artigiani di Taranta Peligna, le coperte sono entrate a far parte della produzione su larga scala  con la  rivoluzione industriale, quando nel territorio dell’Aventino cominciarono a diffondersi i primi lanifici.
Nello stabilimento di Vincenzo Merlino la coperta abruzzese è arrivata a cavallo delle due guerre ed è stata “reinventate” negli anni ’60 con motivi decorativi differenti dalla linea classica floreale: gli angeli, elemento distintivo delle coperte Merlino.

Stabilimento MerlinoLanificio Merlino Erano gli anni dei grandi numeri, quando si producevano 400.000 coperte all’anno, si esportava anche verso i mercati esteri, come quello americano, si lavorava per le grandi case di moda e soprattutto c’erano oltre 160 le persone assunte nel lanificio.

Lanificio Merlino

Poi  nel 2000 è arrivata la globalizzazione e una graduale e inevitabile recessione per il settore locale, i primi licenziamenti e oggi Gaetano è rimasto solo tra le sue coperte abruzzesi.

Lanificio Merlino

Vincenzo Merlino resta l’unica realtà attiva in quella che era una fiorente area tessile, uno dei pochi lanifici sopravvissuti in Abruzzo dove si possono ancora acquistare gli ultimi esemplari della tradizionale coperta abruzzese, scampoli di un sapere condiviso ormai troppo lontano che rischia di perdersi nell’oblio. 

[Crediti | Immagini: Carmelita Cianci]

 

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