La patata rossa si mostra a Pizzoferrato

APPUNTI DI GUSTO

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La patata rossa, o montagnola, è la regina incontrastata della rassegna di scena domani, sabato 25 agosto, a Pizzoferrato. Il tubero ‘gioca in casa’ perché è proprio negli altipiani tra Pizzoferrato, Montenerodomo, Gamberale e Civitaluparella, nel cuore del Parco nazionale della Majella, che questa specialità di patata ha trovato il suo habitat ideale.

Sarà ‘celebrata’ nella rassegna di Pizzoferrato con l’allestimento di stand gastronomici e momenti di degustazione per l’intera giornata fino ad arrivare alla sera, quando sarà premiata la patata più grande.

Durante la sagra si potrà assaggiare la patata rossa preparata in diversi modi, ma ci sarà anche l’occasione di gustare altri prodotti tipici enogastronomici del Medio-Alto Sangro.

Ma quali sono le caratteristiche della patata rossa ‘montagnola’? Si tratta di una specie autoctona della patata del medio Sangro, la cui produzione è da sempre diffusa in questo tratto d’Abruzzo. Di recente è stata riconosciuta la specificità della coltivazione denominata “patata rossa di Pizzoferrato”, apprezzata per le sue qualità gastronomiche.

I terreni di coltivazione sono posti tra gli 800 ed i 1400 metri. Désirée e Kennebec sono attualmente le varietà maggiormente coltivate. La raccolta viene effettuata da agosto in poi. Ha forma tondo-ovale regolare, la buccia di colore rosso e la polpa di colore gialla o bianca.

In passato la patata montagnola era spesso aggiunta per la preparazione del pane e della polenta. Oggi si utilizza ancora nella preparazione dei frascarielli, una minestra lenta di farina, che un tempo veniva preparata per aumentare il latte delle partorienti. Le patate si cucinano anche intere lesse, cotte al cartoccio o al forno, o affettate in padella o fritte. Quelle a pasta bianca, più farinose, sono adatte alla preparazione di gnocchi e  purea. Esiste anche una patata novella montagnola, raccolta a maturazione incompleta e consumata bollita con la buccia.

Lo sviluppo nel comprensorio del medio Sangro di un turismo naturalistico molto interessato ai prodotti tipici di “fattoria” sta facendo conoscere oltre regione il tubero prodotto in piccole aziende familiari.

[Crediti: immagini Google]

 

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