Gli itinerari del vino, breve guida alle cantine del Sangro Aventino

APPUNTI DI GUSTO

Carmelita CianciWritten by:

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Cantine Sangro Aventino

Anche quest’anno sabato 26 e domenica 27 maggio torna l’appuntamento con Cantine Aperte, due giornate organizzate dal Movimento Turismo del Vino, per conoscere quelli che sono i luoghi di produzione di un vino e il suo territorio.

Abbiamo colto l’occasione per visitare alcune realtà vitivinicole del Sangro Aventino, coinvolgendo anche chi non aderisce a Cantine Aperte e stilato un itinerario che tocca tre cantine: parte da Santa Maria Imbaro, passa per Lanciano e arriva fino a Casoli, alle pendici della Maiella.

“Il vino è come la poesia, che si gusta meglio, e che si capisce davvero, soltanto quando si studia la vita, le altre opere, il carattere del poeta, quando si entra in confidenza con l’ambiente dove è nato, con la sua educazione, con il suo mondo. La nobiltà del vino è proprio questa: che non è mai oggetto staccato e astratto, che possa essere giudicato bevendo un bicchiere, o due o tre, di una bottiglia che viene da un luogo dove non siamo mai stati.
Che cosa ci dice l’odorato, e il palato, quando sorseggiamo un vino prodotto in un luogo, in un paesaggio che non abbiamo mai visitato, da una terra in cui non abbiamo mai affondato il piede, e da gente che non abbiamo mai guardato negli occhi, e alla quale non abbiamo mai stretto la mano?
Poco, molto poco.”
Mario Soldati, “Vino al Vino”.

La Vinarte
La Vinarte, conoscere il vino e il suo territorio
Il mio giro enoico parte da La Vinarte. Siamo a Santa Maria Imbaro, rigoglioso centro agricolo della Val di Sangro alle porte di Lanciano, zona collinare che guarda alla Maiella, senza distogliere lo sguardo dal mare: la costa dei trabocchi è a una manciata di chilometri. 

Ad accogliermi è Vito Di Nunzio, uno dei titolari di questa giovane realtà a gestione familiare  nata nel 2010, ma che affonda le sue radici nel secondo dopoguerra, quando i suoi nonni impiantarono qui a Santa Maria Imbaro le prime viti. 

Una storia che parte da lontano, con una piccola superficie vitata, un fazzoletto di terra, che oggi supera i 20 ettari tra proprietà e terreno in affitto.

La Vinarte
Le questioni legate al vino sono sempre state faccenda seria nella famiglia Di Nunzio, tanto che i fratelli di Vito, Luciano e Domenico decidono di intraprendere studi nell’ambito enologico che, negli anni, li porteranno a lavorare in alcune importanti realtà del vino in Friuli e in Piemonte, mentre Vito sceglie un’altra strada e si trasferisce a studiare e poi a lavorare, come ingegnere gestionale, a Milano.

La Vinarte
Poi una decina di anni fa la decisione di tornare in Abruzzo, alle origini, e trasformare quella che era un’attività focalizzata soprattutto sulla vendita dell’uva, in un’azienda agricola e quindi cominciare a fare il vino, con Domenico e Luciano in vigna e cantina e Vito ad occuparsi della parte commerciale.

I vigneti, disseminati sopra i 200 metri sul livello del mare tra i comuni di Santa Maria Imbaro, Mozzagrogna, Rocca San Giovanni, Fossacesia e Paglieta, sono impiantati a tendone e a controspalliera; la vigna più antica (allevamento a pergola) ha 40 anni.
Si tratta di un territorio altamente vocato, ben ventilato e dalle condizioni climatiche ideali, contraddistinto da terreni che vanno dal sabbioso all’argilloso.

Tra i vitigni a bacca nera spicca il Montepulciano, seguito dal Merlot e dal Cabernet Sauvignon, mentre per i bianchi tanto Pecorino e un piccolo e vecchio appezzamento di Trebbiano.

La Vinarte
Vito mi spiega che degli oltre 20 ettari, ne sono vinificati quasi 10, mentre la restante uva è destinata alla vendita.
La produzione annuale si aggira sulle 30.000 bottiglie tra Montepulciano d’Abruzzo, Montepulciano d’Abruzzo Riserva, Cerasuolo d’Abruzzo, Merlot, Pecorino e Trebbiano d’Abruzzo.
Fermentazioni e affinamento in acciaio, fatta eccezione per la riserva che in fase di affinamento, come da disciplinare, fa un passaggio di 24 mesi in botti di rovere. 

La Vinarte
A breve si andrà ad aggiungere, a queste sei etichette, uno spumante metodo classico ottenuto con il Montonico, vitigno impiantato tre anni fa per essere “spumantizzato”.

Sul fronte vendite, i vini varcano i confini regionali raggiungendo anche i mercati esteri, soprattutto in Europa. Una buona visibilità deriva da eventi internazionali come Vinitaly dove la Vinarte è presente attraverso l’Enoteca regionale e il Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo.

La Vinarte
Come vignaioli sono inseriti nel circuito FIVI e aderiscono al Movimento Turismo del Vino che ogni anno li coinvolge con Cantine Aperte: due giornate dedicate all’accoglienza in cantina.

Oltre che attraverso Cantine Aperte, Vito mi sottolinea che c’è la possibilità, su prenotazione, di visitare e organizzare degustazioni in cantina durante tutto l’anno.
Quale modo migliore per conoscere davvero un vino e il suo territorio?

Eredi legonziano
Eredi Legonziano, il vino è l’espressione di un territorio, spumantizzarlo un modo diverso per raccontarlo.
Lasciando Santa Maria Imbaro, raggiungo in poco più di dieci chilometri, in Contrada Nasuti a Lanciano, la Cantina Eredi Legonziano, realtà cooperativa che negli ultimi anni si è distinta soprattutto per la produzione di spumanti Abruzzo DOC.

Mi aspetta Vincenzo Angelucci, socio e membro del Cda; mi racconta che la cantina quest’anno celebra i suoi 50 anni di attività: è stata costituita nel lontano 1968. Sono gli anni della nascita delle grandi cantine sociali, quel movimento che partendo dal basso convogliava più viticoltori locali nella vinificazione in forma associata.
Eredi Legonziano
Eredi Legonziano, che oggi è una delle nove consociate di Citra Vini, raccoglie nell’area frentana più di 200 soci (oltre 400 ettari complessivi di terreni).
La produzione annua si aggira sulle 100.000 bottiglie di cui 50.000 sono spumanti.
E’ una realtà cooperativa piccola, se paragonata ad altre presenti sul territorio regionale.

Le varietà di uva vinificata sono tutte locali: Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano, Pecorino, Passerina, Cococciola, Montonico.

Eredi Legonziano
Il progetto legato alle bollicine inizia una quindicina di anni fa, e dopo diversi anni di sperimentazione e ricerca, Eredi diviene il precursore e la cantina leader in Abruzzo nella spumantizzazione delle uve autoctone; è la prima realtà sul territorio a fregiarsi, per lo spumante, della denominazione Abruzzo DOC.

La produzione dedicata alle bollicine annovera ben sei etichette.
Per il metodo classico: il “36 mesi” DOC (affinato 36 mesi) e il millesimato “Carmine Festa” DOC (affinato almeno 48 mesi) che lo scorso anno è stato premiato come migliore spumante metodo classico abruzzese al Pescara Wine Festival.

Eredi Legonziano
Sul fronte “metodo charmat” 4 diverse tipologie: dolce, extra dry, e due brut (bianco DOC e rosè DOC), tutte spumantizzate direttamente in cantina, dove sono presenti 5 autoclavi. 

Filiera 100% abruzzese che fa di Eredi Legonziano una realtà unica nel panorama regionale.

Eredi Legonziano
Vincenzo mi sottolinea l’importanza di far nascere un movimento dello spumante 100% “made in Abruzzo”. Se sul metodo charmat/Martinotti la problematica è legata principalmente alla spumantizzazione che avviene, per buona parte delle cantine abruzzesi, in Veneto, sul fronte metodo classico non tutti impiegano vitigni autoctoni locali per realizzare le bollicine, continuando a preferire Chardonnay e Pinot Noir.

Per questo motivo ad Ortona nasce VIN.CO, una grande cooperativa (hanno già aderito 13 cantine) per valorizzare le bollicine abruzzesi e diminuire i processi di spumantizzazione fuori regione, quindi realizzare spumanti metodo charmat ottenuti solo con vitigni autoctoni.

Eredi Legonziano
Quanto alle argomentazioni di chi pensa che le bollicine le dobbiamo lasciar fare a chi le ha inventate ovvero i francesi, Vincenzo non è dello stesso avviso: “Allora cosa dire della Franciacorta? Loro si sono ispirati ai francesi e negli anni sono riusciti comunque ad ottenere dei buoni risultati. Perché noi non possiamo provarci? Abbiamo delle uve altamente vocate e questo Carmine Festa, lo storico enologo che ha contribuito alla creazione di molte cooperative, l’aveva già capito negli anni ’80, ma nessuno ha seguito i suoi dettami. Ancora oggi in diverse cantine sociali sono presenti vecchi impianti mai utilizzati e ormai abbandonati predisposti già all’epoca per la spumantizzazione.”

Tilli
Tilli, riscoprire un territorio attraverso il vino.
Mentre sorseggio un calice di Trebbiano d’Abruzzo cerco, invano, di intravedere e indovinare quel che a maggio può restare delle cime innevate della Maiella, avvolte in una fitta coltre di nuvole. 

Sono a Casoli, in Contrada Ascigno, per la mia ultima tappa, quella alla Cantina Tilli.

Sara Tilli
Sara Tilli, proprietaria insieme a suo fratello Pier Carmine di questa giovane realtà del vino (è del 2008 la prima vendemmia), mi racconta di essere rientrata in Abruzzo, per immergersi in questa nuova avventura, soltanto qualche anno fa.
Otto anni trascorsi a Parma, una laurea in ingegneria gestionale e poi il ritorno alla sua terra, quella stessa terra che 50 anni prima era coltivata a foraggio dai suoi nonni e che ora aveva preso le sembianze di un vigneto.

Tilli
Un territorio, quello di Casoli, dove storicamente è l’ulivo il protagonista indiscusso, con la vigna che ha sempre avuto un ruolo marginale e non ha mai caratterizzato il paesaggio. 

Quindi nel 2006, la decisione di azzardare e dare una chance alla viticoltura e a questo “terroir”; si impiantano i primi due ettari di vite, nel segno del Montepulciano d’Abruzzo; i risultati sono buoni, la prima vendemmia infonde ottimismo e si continua con altri appezzamenti: il Trebbiano d’Abruzzo, il Pecorino, il Merlot, fino a raggiungere i dieci ettari “vitati” complessivi odierni, tutto a regime biologico.

Sara Tilli
Siamo tra i 380 e i 400 metri di altitudine, e i vigneti, allevati a controspalliera, sorgono su ampie aree scoscese, su terreni per buona parte argillosi. È una zona abbastanza ventilata e interessata da una significativa escursione termica.

Dei 10 ettari vitati, solo il 50% è destinato alla vinificazione (fermentazioni e affinamento in acciaio) e la produzione annuale si aggira sulle 30.000 bottiglie.
Tilli
Sei le tipologie realizzate: il Montepulciano d’Abruzzo Doc, il Trebbiano d’Abruzzo Doc, il Pecorino Igt, il Rosato Igt, il Merlot e la Bottiglia Unica Rosso (Montepulciano e Merlot).

Tutta la parte del lavoro in vigna e in cantina è seguita direttamente da Pier Carmine, mentre Sara, che si occupa della parte commerciale, mi spiega che attualmente i loro vini sono ben posizionati soprattutto sui mercati esteri e in Paesi come l’Olanda, la Germania, la Svizzera, mentre fuori dall’Europa sono presenti in Usa e in Cina.

Tilli
I contatti con  gli importatori e i distributori stranieri li creano soprattutto attraverso fiere internazionali come il Vinitaly, dove ogni anno sono presenti con l’Enoteca regionale e il Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo. 

Sul fronte accoglienza, quattro anni fa hanno realizzato la cantina, con un’ampia sala totalmente dedicata alla degustazione dei vini, che regala un colpo d’occhio eccezionale sulla Maiella.

Le cantine che, nel Sangro Aventino, aderiscono a Cantine Aperte:
ORTONA
Agriverde 
Dora Sarchese 
La Cantina di Ortona

ROCCA SAN GIOVANNI
Cantina Frentana 

SANTA MARIA IMBARO
La Vinarte 

[Crediti | Immagini: Carmelita Cianci]

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